Il tizio di ieri - dico: il mio futuro capo - sembra rispondere all'immagine di quello che comunemente si dice un personaggio squallido. Ha esordito dicendo che il giornalismo è un lavoro per uomini duri, con le palle (testuale), in cui capita di tutto eccetera. Ed ho trovato fastidioso quell'uso insistito del plurale della parola cazzo: questi sono cazzi tuoi, non ti dico di indovinare i cazzi miei, stai tranquillo che imparerai a conoscere i cazzi altrui... Io non ambisco a diventare giornalista, e per quanto mi riguarda quando parlo di editoria generalmente faccio riferimento alla gente che pubblica i libri, non le riviste e i giornaletti di provincia, ma si ritorna sempre al punto di partenza: che io qui difficilmente trovo di meglio - almeno fino ai prossimi concorsi - e che se POCCIO non mi chiama per dirmi che si può lavorare a quella traduzione, o me ne resto su questo divano a leggere Bianciardi, oppure provo a scrivere per conto di questi.
Nel frattempo Carletto si è risvegliato ed Emily mi rinfaccia che ho il sonno pesante e la notte non mi alzo.
sabato 6 febbraio 2010
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dai, che quando diventi giornalista poi ci assumi.
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