domenica 31 gennaio 2010

OTTO E MEZZO



Un amico mi ha oggi rimproverato perché non aggiorno più il mio blog, cioè a dire che ho almeno UN lettore abituale, e questo fa di me un blogger a tutti gli effetti. In merito alla critica potrei rispondere che sto preparando quel post che manca da molto tempo, con tutti i riferimenti e le spiegazioni sulla società veronese, la morale cattolica e criptofascista che vi regna eccetera eccetera, ma che il post non mi viene bene e allora faccio come Mastroianni in Otto e mezzo: rinuncio al film e mi nascondo sotto al tavolo. Sarei in effetti tentato di scriver così, ma non sono poi così sicuro che si tratti di questo ed allora - in attesa di capire - ecco che cerco di cavarmela con una foto di Carletto e del suo babbo.

sabato 23 gennaio 2010

ER PATATA IL CENSORE

Per esperienza diretta posso giurare sull'esistenza di una schiera molto nutrita di persone convinte che NON SI DEBBA, IN PRESENZA DI BAMBINI, USARE CERTE PAROLE: le così dette parolacce. Immagino anche file di autori, dai nomi improbabili e rassicuranti, ingrassati pontificando pagine e pagine sul'argomento. Ecco, io non sono d'accordo: in primo luogo, perché di solito le parole innominabili si riferiscono a parti del corpo umano cui siamo tutti molto affezionati, o al più nobile dei suoi escrementi (cui persino il più celebre lettore di Dante ha dedicato una bella canzone), quindi non si capisce la logica discriminante se non accettando robe tipo che solo l'anima si può salvare e sul corpo grava lo stigma della dannazione; e poi non mi convincerò mai che l'autocensura sia un valore da insegnare ai figli. Posso capire che si ceda alla censura: in quei casi agiscono manifesti scontri tra forze ove il più debole viene sconfitto, ma qui, insomma, è diverso: si insegna a parlare e si educa a pensare e allora io sono certo che senza pudori di questo tipo un bambino potrebbe velocemente capire di quali parole ed espressioni diffidare, tra cazzo e transustanziazione, per esempio (o tra merda e risorse umane).

giovedì 21 gennaio 2010

JOHN LENNON

Quando avevo sedici anni partecipavo con una certa assiduità alle riunioni di una roba egemonizzata da Rifondazione Comunista che si chiamava "Rete dei collettivi studenteschi". Avevo i capelli lunghi, le basette e mi vestivo in modo diciamo "pittoresco". Citavo a memoria frasi di John Lennon e Paul McCartney e tutti ridevano di me. Poi - con l'inutile sostegno del collettivo politico della mia scuola - ho organizzato un cineforum su Stanley Kubrick, cercando talvolta di stimolare il dibattito. E tutti ridevano di me. Non che me ne accorgessi e continuavo le mie storie: all'epoca c'erano quei governi di Centro Sinistra molto importanti che hanno aperto il campo a diverse nefandezze, oltre che - naturalmente - bombardare Belgrado. Io sì, certamente, scendevo in piazza ad urlare la nostra contrarietà a quelle cose, ma per un bel pò fui molto occupato dalla ragazza con cui m'ero stabilmente messo e l'intensità del mio impegno diminuì non poco. Per giustificare, o anzi per rivendicare quella cosa a lungo ho ripetuto, canticchiato e scritto sui muri del Liceo Galileo di Firenze una frasettina che ora spesso mi torna in mente e dice: Life is what happens to you while you're busy making other plans

HORNKONZERT

C'è questa storia che le madri in cinta, ed i neonati a maggior ragione, dovrebbero ascoltare Mozart - che poi i marmocchi crescono intelligenti. Magari tra qualche anno i medici cambieranno compositore e ci diranno che Mozart fa male e bisogna ascoltare Jimi Hendrix (ed allora tutti si danneranno per le ore perse). A me sta pure bene, Mozart: mi piace e l'ho spesso ascoltato, ne conosco la produzione principale e tutto. Però non capisco perché in casa mia da dieci giorni debba girare a randa lo stesso disco della Deutsche Grammophon!

Oggi Carlo è buono: dopo la notte di guerra che ci ha fatto passare dovrebbe pure avere il coraggio.

mercoledì 20 gennaio 2010

MISCELLANEA

1) Carlo ha la diarrea.

2) Mio padre è un vecchio stalinista di destra. Col mito di Togliatti, per giunta. Odia essere contraddetto, non tollera le diversità e quando ero piccolo mi portava sempre a vedere film insulsi, americani per lo più, con personaggi giovanili e donnone discinite.

3) Hegelianamente, i blog stanno diventando la preghiera mattutina dell'uomo moderno.

4) In questa terra dove ora vivo il razzismo non è certamente un elemento strisciante, ma una componente insorta al centro dell'immaginario diffuso -

lunedì 18 gennaio 2010

UEEEEEEEE!

Tornati a casa: il pupo ha frignato, ma ora dorme. Mentre andavo in autobus da Emily e più tardi al bar dell'ospedale, ho pensato alcune cose (intelligenti) sul Nord Est, ma il mio manuale di antropologia culturale sta rinchiuso in uno scatolone a Calenzano e soprattutto è passato troppo tempo dall'ultimo contatto con gli autoctoni. Certe cose so scriverle solo a caldo. Magari quando sono più riposato scrivo un post più articolato e con tanto di video tratto da youtube

sabato 16 gennaio 2010

FULL OF LIFE

Venerdì alle 16.17 è nato mio figlio. Alla nascita pesava tre chili e duecentosettanta grammi ed era alto cinquantun centimetri. Ha la carnagione chiara e probabilmente i capelli saranno biondi, come del resto sono quelli della madre. Mentre scrivo spero che stiano dormendo - il pupo ed Emily - nelle stanze dell'ospedale dove si trovano. Io sono a casa, in questa che da un mese ad oggi è la mia casa, a Verona in Vicolo San Pietro in Monastero, 4. Ho pranzato e passato metà giornata con gli amici in visita da Firenze. Montano le angosce: soprattutto mi inquietano le dosi massicce di buona volontà e il grande amore con cui i miei genitori hanno saputo condire - in simmetrica autonomia - sommi disastri, fraintendimenti e incomprensioni cui nessuno ha mai posto riparo. In effetti, non si capisce perché dovrei far diversamente, io che ancora mi rigiro tra le mani quella roba, quasi fosse la mia placenta (dico: tanto per restare in tema). Inauguro allora questo blog, perché una pratica psicoanalitica è troppo costosa, ma di una terapia ho certamente bisogno.